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Giuseppe Meduri

L’artista di oggi Giuseppe Meduri ci consiglia di ascoltare Rest Aria per goderci meglio l’intervista, buona lettura!

CHI SEI?

Mi chiamo Giuseppe Meduri, ma sui social uso lo pseudonimo Jus Machinery. “Jus” è un soprannome che mi è stato dato da una cara amica, che trovava divertente l’assonanza tra la parola latina “Jus”(legge) e il comune diminuitivo “Gius”, e “Machinery” viene dalla canzone “p:Machinery” della band anni 80 “Propaganda”. Mi piace considerarmi un esploratore di sogni, sia ad occhi aperti che chiusi, con la passione per la narrazione.

COME HAI SCOPERTO I FUMETTI?

La mia famiglia ha sempre avuto la passione per la lettura, si può dire che ogni stanza trabocchi di libri, riviste e volumi di ogni sorta. I fumetti sono alcuni di questi e fin da piccolo ho avuto modo di leggerne. Fra i primi che ho sfogliato credo ci siano stati “Topolino”, il “Corriere dei Piccoli”, il “Giornalino” e “Cocco Bill”.

CHE TIPO DI RAPPORTO HAI CON I FUMETTI?

Un rapporto di curiosità e passione. L’esperienza di leggere una storia a fumetti è unica e non è paragonabile a quella che si ottiene con altri medium narrativi, vedi i film o i libri. Inoltre ho sempre apprezzato il modo in cui un autore riesce a trasmettere parte di sé nei suoi fumetti, anche solo con lo stile del disegno. È quello che faccio io: nelle storie e nei disegni cerco sempre di infondere qualcosa di me stesso che sento il bisogno di comunicare. In questo senso i fumetti hanno quasi un valore terapeutico e catartico.

COME HAI INIZIATO A FARE FUMETTI?

Ho cominciato in modo amatoriale alla tenera età di 3 anni. Per tutta l’infanzia ho disegnato storie che avevano come protagonisti i miei giocattoli o eventi che avevo sognato. Da adolescente ho iniziato a realizzare delle vere e proprie serie, i cui unici lettori erano i componenti della mia famiglia e alcuni amici. A 23 anni ho iniziato a seguire il corso di fumetto alla Scuola Superiore d’Arte Applicata del Castello Sforzesco, grazie al quale ho avuto modo di confrontarmi con tanti altri aspiranti fumettisti e ho avuto modo di scoprire quale fosse la realtà professionale del fare fumetto. Con la scuola ho partecipato alla realizzazione di alcuni volumi autoprodotti. In seguito ho iniziato a collaborare con alcuni collettivi di fumetto e con diversi progetti editoriali. “Il Teorema del Licaone” è il mio primo progetto pubblicato da una casa editrice.

QUALI DIFFICOLTÀ HAI AVUTO AGLI INIZI?

Se parliamo di difficoltà nell’approcciarsi alla realizzazione di un fumetto, le mie nemesi iniziali sono state l’anatomia e l’inquadratura, quelle dannate! Se invece parliamo di difficoltà nel farsi pubblicare, posso dire che riuscire ad ottenere una risposta da una casa editrice è un’impresa ardua ma fortunatamente non impossibile!

QUALI ERANO I TUOI MODELLI?

Quando ho iniziato ad approcciarmi al fumetto professionale avevo come modelli Mattioli, Jacovitti, Pastrovicchio, Ziche, Ortolani, Hergé e Crumb.

COME REALIZZI I TUOI FUMETTI? DESCRIVI IL TUO PROCESSO CREATIVO

Credo di avere un processo creativo abbastanza standard: faccio un rito voodoo bruciando pagine di vecchi fumetti per chiedere agli spiriti dell’oltretomba di infondermi la giusta ispirazione. Purtroppo questa procedura non funziona mai quindi mi limito a partire dall’abbozzare degli storyboard e degli studi di personaggi per capire che direzione stilistica e narrativa può prendere il fumetto. Cerco di capire che cosa voglio comunicare con quella storia e come posso infondere quel messaggio in tutti gli aspetti del fumetto. Poi provo a scrivere una scaletta di scene, che si evolverà progressivamente in un soggetto, degli storyboard più elaborati e infine una sceneggiatura. A questo punto brucio tutto con un lanciafiamme e ricomincio da capo. Scherzo ovviamente (o no?). In parallelo con il lavoro di sceneggiatura porto avanti lo studio dei personaggi. Una volta conclusa la sceneggiatura seleziono alcune tavole che trovo particolarmente significative e le disegno: prima a matita, poi a china e infine uso la colorazione digitale. Se sono soddisfatto con il risultato proseguo col resto delle tavole.

COSA PENSI RIGUARDO I TUOI PRIMI FUMETTI?

Mantengo sempre un rapporto di amore con tutto quello che ho realizzato, per quanto orripilante possa risultare ai miei occhi di autore un po’ più maturo.

QUALI SONO OGGI I TUOI MODELLI?

A quelli citati prima, che rimangono dei punti di riferimento fissi, si sono aggiunti Blain, David B., Mattotti, Matticchio e Ghermandi.

QUALI PROBLEMI DEVI AFFRONTARE OGGI?

La promozione sui social è ancora un mistero per me, ma provo a divertirmi facendola.

Giuseppe Meduri aka Jus Machinery – Foche sull’orlo di una crisi di nervi – Elizabeth I – Cuori Spartani

CHE CONSIGLI DARESTI A CHI VUOLE INIZIARE A FARE FUMETTI?

Leggerne tanti, sia di cartacei che online. Disegnare ogni volta che se ne ha l’occasione e sperimentare tanto con lo stile e con la tecnica. Capire per quale motivo si sente la necessità di fare fumetto, che cosa si vuole raccontare e seguire il proprio istinto. Infine, cercare ispirazione in tutto: arte, film, natura, musica, amici, notizie, sogni, ricordi…

QUANDO LAVORI SUL FUMETTO PREFERISCI IL DIGITALE, CARTA E PENNA OPPURE UN MISTO?

Un misto. Il rapporto con la carta per me rimane fondamentale.

CHE SENSAZIONE TI CAPITA DI PROVARE QUANDO REALIZZI UN FUMETTO?

Mi sento catapultato in un altra dimensione. Quando prendo in mano la matita è come se mi fossi già completamente immedesimato nei personaggi e nella storia che sto disegnando. Chi ha avuto la sfortuna di essermi accanto durante il processo mi ha fatto sempre notare che mentre disegno un personaggio che deve avere una certa espressione, senza rendermene conto, riproduco la stessa espressione sul viso.

DA ARTISTA CHE RAPPORTO HAI CON I SOCIAL?

Un rapporto contraddittorio. Ne comprendo il potenziale e mi diverto a creare contenuti appositamente per i social ma allo stesso tempo non sono particolarmente felice di alcune meccaniche che l’utilizzo dei social comporta: la predilezione di determinate tematiche o contenuti rispetto ad altri per colpire maggiormente l’interesse di un pubblico più vasto, l’ossessione per l’approvazione del pubblico, l’incessante frequenza con cui bisogna pubblicare contenuti. Penso in molti casi si perda il senso di fare arte e di seguire il proprio istinto artistico. Siamo passati dall’essere artisti all’essere imprenditori della nostra arte. C’è sicuramente molta creatività anche in questo.

DA FUMETTISTA CHE TIPO DI RAPPORTO HAI CON I COLLEGHI?

Ho mantenuto buoni rapporti con diversi colleghi conosciuti alla Scuola del Castello Sforzesco. Capita ogni tanto che ci si confronti per scambiare consigli e pareri sui reciproci lavori. Alcune volte si collabora anche a progetti fighissimi.

NEL FUMETTO A COSA DAI PIÙ IMPORTANZA: PRATICA O TEORIA?

Sono entrambe fondamentali. Ci sono regole teoriche, come per qualsiasi altra forma d’arte, per realizzare un prodotto di qualità. Alcuni esempi sono la narrazione, lo stile e la composizione, tutti aspetti che, a mio parere, possono essere solo parzialmente acquisiti con la pratica.

IL TUO SOGNO NEL CASSETTO PER QUANTO RIGUARDA IL FUMETTO?

Da ragazzo ho realizzato innumerevoli storie che avevano come protagonisti dei personaggi dalle fattezze di foca. Erano storie surreali, incasinate e completamente fuori di testa. Mi piacerebbe creare una forma di pubblicazione seriale con questi personaggi.

OLTRE AL FUMETTO CHE TIPO DI PASSIONE HAI?

Ho sempre avuto una grande passione per il cinema, sia d’autore che commerciale. Alcuni dei miei registi preferiti sono: Hitchcock, Lynch, Jodorowsky, Tarantino, Ridley Scott, Kubrick, Lang, Kurosawa, Nolan e Cronenberg.

COME CONVINCERESTI QUALCUNO A LEGGERE I TUOI LAVORI?

Lo minaccerei con un bazooka, ovvio. Non si può? Ok… Certo che non è una domanda semplice da porre. Gli direi che se anche lui condivide una passione per tutto ciò che è surreale e non disprezza una buona dose di comicità allora potrebbe trovare nei miei lavori una forma di intrattenimento molto piacevole.

COME CHIUDERESTI QUESTA INTERVISTA?

Se vi ho in qualche modo incuriosito seguite i miei profili! Facebook: @IlTeoremadelLicaone ; @JUSMachinery Instagram: @jus_machinery ; @il_teorema_del_licaone

Ti è piaciuta l’intervista? Fammelo sapere con un commento.

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